Laboratori del futuro: cappe, impianti e dati in un unico progetto

Sicurezza, gestione dell’aria, continuità operativa e flessibilità: le scelte che permettono a un laboratorio di evolvere nel tempo.

Un laboratorio cambia durante la giornata e continua a cambiare negli anni. Le cappe vengono utilizzate in modo diverso, alcune preparazioni proseguono fuori orario, arrivano nuove apparecchiature e nuove esigenze.

Per questo, quando penso a un laboratorio preparato per il futuro, mi interessa capire come lavoreranno insieme cappe, ventilazione, arredi e supervisione. Quali informazioni saranno disponibili? Come verranno gestite le anomalie? Quali trasformazioni renderemo possibili, e con quali interventi?

Sono domande da affrontare quando il progetto può ancora essere orientato. Da qui propongo di partire per ragionare sui laboratori di nuova generazione.

Una giornata di lavoro come criterio di progetto

Prima di dimensionare l’impianto, può essere utile descrivere una giornata tipo: quante cappe potranno lavorare contemporaneamente, quali preparazioni proseguiranno fuori orario e quali condizioni dovranno essere mantenute nei periodi di attività ridotta.

Nelle configurazioni appropriate, la regolazione a portata variabile, o VAV, può adattare l’estrazione alla posizione del saliscendi. La documentazione Waldner descrive inoltre funzioni AC4 per raccogliere le portate delle utenze aspirate e gestire diversi stati operativi del locale. Regolazione dell’aria Waldner

Il progettista deve quindi definire come coordinare estrazione e aria immessa, quali condizioni mantenere e quali segnalazioni rendere disponibili. Anche il funzionamento fuori orario va stabilito considerando le attività e le sostanze effettivamente presenti.

Da qui partirei per scrivere il capitolato: dai comportamenti richiesti al sistema nelle diverse condizioni d’uso.

Ogni dato dovrebbe avere uno scopo

Per valutare l’interconnessione, chiederei quale decisione sarà possibile prendere grazie alle informazioni disponibili.

All’operatore serve riconoscere lo stato della propria postazione. A chi gestisce gli impianti può servire individuare una segnalazione ricorrente. Al responsabile di laboratorio può interessare ricostruire quando una condizione anomala si è presentata.

Piattaforme come il Lab Control Center di Waldner prevedono la consultazione di dati correnti e storici, stati e allarmi dei dispositivi collegati. La loro utilità dipende dalla configurazione e dalle informazioni effettivamente acquisite.

Nel progetto preciserei quindi i dati da leggere, le modalità di registrazione, i comandi ammessi e le persone autorizzate a utilizzarli. Richiamare una modalità di funzionamento e impostare liberamente un valore numerico sono funzioni diverse: occorre sapere quale sia prevista dall’interfaccia scelta.

Queste scelte dovrebbero risultare nel capitolato e nella documentazione consegnata a chi gestirà il laboratorio.

Efficienza energetica da verificare nell’utilizzo

Una valutazione dell’efficienza dovrebbe dichiarare il proprio perimetro: la singola cappa, l’estrazione, il trattamento dell’aria di reintegro oppure l’intero laboratorio.

Portata d’aria ed energia consumata sono grandezze differenti. Il risultato dipende anche dagli orari, dalle condizioni climatiche, dalle caratteristiche degli impianti e dalle modalità d’uso. Per questo imposterei il confronto su scenari operativi dichiarati, distinguendo stime di progetto e misure disponibili.

La documentazione tecnica Secuflow offre un riferimento per approfondire il rapporto tra aerodinamica, contenimento e portata di estrazione della cappa. L’integrazione con l’impianto richiede poi una valutazione riferita al laboratorio concreto.

Un progetto lungimirante dovrebbe prevedere come verificare i risultati nel tempo. Quali consumi saranno misurati? Con quali condizioni di utilizzo verranno confrontati? Chi analizzerà gli scostamenti?

La riduzione dei consumi va ricercata entro le condizioni di sicurezza definite per le attività svolte.

Preparare la risposta agli imprevisti

Un’altra domanda utile riguarda ciò che accade quando qualcosa smette di funzionare come previsto. La segnalazione identifica la postazione interessata? Chi la riceve? Quali informazioni può consultare il manutentore prima di intervenire?

La diagnostica remota può essere parte di questa organizzazione. Il Fume Hood Master di Waldner, per esempio, permette una diagnosi iniziale assistita a distanza e può aiutare a preparare ricambi e strumenti per un intervento sul posto.

Nel progetto definirei accessi autorizzati, responsabilità e modalità di supporto. Chiederei anche quale comportamento sia previsto in caso di perdita della comunicazione con la supervisione.

La continuità operativa si prepara attraverso queste scelte, insieme all’accessibilità dei componenti e a un programma di manutenzione coerente con l’utilizzo.

La flessibilità si vede quando arriva una nuova esigenza

Immaginiamo che, dopo qualche anno, il laboratorio debba introdurre uno strumento con ingombri maggiori, nuove utenze o una diversa esigenza di aspirazione. È una situazione utile per valutare le possibilità lasciate aperte dal progetto iniziale.

I sistemi modulari di arredo e distribuzione dei servizi possono agevolare l’adattamento degli spazi. L’integrazione tra arredi, servizi e impianti è un aspetto importante nella progettazione di laboratori riconfigurabili.

Per dare sostanza alla flessibilità, chiederei di indicare quali modifiche siano previste, entro quali capacità disponibili e con quali interventi. Spazi di accesso, percorsi dei servizi e possibilità di manutenzione meritano la stessa attenzione della disposizione iniziale delle postazioni.

Ogni trasformazione andrà poi valutata per i suoi effetti sulle condizioni di lavoro e sugli impianti. Prevederla fin dall’inizio aiuta a discuterne vincoli e conseguenze con maggiore chiarezza.

Consegnare un sistema verificabile

Per me, un progetto completo dovrebbe spiegare anche come verificare il comportamento del laboratorio alla consegna e durante l’utilizzo.

Alle prestazioni dei singoli componenti affiancherei prove funzionali del sistema: variazioni delle condizioni operative, segnalazione degli allarmi, disponibilità dei dati previsti e risposta alle anomalie considerate nel progetto. Il monitoraggio affianca le verifiche tecniche, le prove funzionali e la manutenzione previste per il laboratorio.

È un’impostazione coerente con lo Smart Labs Toolkit di I2SL, che comprende gestione delle prestazioni, responsabilità, prove, manutenzione e valutazione dei cambiamenti nel ciclo di vita del laboratorio.

Per iniziare il confronto con chi progetta, porterei al tavolo quattro domande:

  • Come dovrà funzionare il laboratorio nelle diverse condizioni d’uso?
  • Quali informazioni serviranno a chi lo utilizza e a chi lo gestisce?
  • Quali trasformazioni vogliamo rendere possibili negli anni?
  • Con quali prove e documenti verificheremo il risultato?

Il contributo che mi interessa dare è questo: mettere in relazione le esigenze del laboratorio con le scelte su cappe, arredi e impianti, coinvolgendo le competenze necessarie quando il progetto può ancora essere orientato.

Stai progettando un nuovo laboratorio o una riqualificazione?

Cappe chimiche, ventilazione e supervisione devono lavorare insieme. Se stai affrontando un progetto di questo tipo, raccontami le attività previste e gli aspetti che vorresti approfondire.

Possiamo confrontarci sulle possibili soluzioni tecniche, prima che le scelte progettuali siano definitive.

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